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Notizia 04/02/2020

INDEBITAMENTO DA MUTUO PRIMA CASA ? ARRIVA IL FONDO “SALVA CASA”






La CASA, un BENE PRIMARIO nella nostra vita.

Finalmente un sospiro di sollievo per chi, suo malgrado, si trova “strozzato”, dal mutuo.

Con il nuovo art. 41bis del decreto fiscale (D.L. n. 124/2019) in vigore dal 25 dicembre 2019, è stato istituito il fondo “SALVA CASA” con l'obiettivo di dare l'opportunità, alle famiglie che rischiano di perdere la loro casa per debiti bancari o per aste giudiziarie, di rinegoziare il mutuo .

Per avvalersi di questa RINEGOZIAZIONE devono sussistere determinate CONDIZIONI:
- il debitore/consumatore dovrà essere persona fisica estranea ad attività con Partita Iva
- la procedura esecutiva, nei suoi confronti, dovrà essere notificata tra la data del 1 gennaio 2010 e quella del 30 giugno 2019
- il debitore dovrà aver restituito almeno il 10% del capitale mutuato
- non dovrà aver avuto accesso alla procedura di sovraindebitamento
- il creditore dovrà essere l'unico procedente nella procedura esecutiva e dovrà esercitare l'attività bancaria o essere società veicolo
- il credito dovrà essere un mutuo ipotecario concesso per l'acquisto della prima casa
- il credito complessivo da parte della banca (ex art. 2855 c.c.) non potrà essere superiore ad € 250.000.

MODALITA' DI PRESENTAZIONE:
1. l'istanza deve essere presentata inderogabilmente entro il 31 dicembre 2021
2. contestualmente bisogna presentare l'istanza (congiunta tra il debitore ed il creditore) di sospensione innanzi al Giudice dell'esecuzione (il tempo massimo di sospensione è di 6 mesi),
3. l'importo offerto non potrà essere inferiore al 75% del prezzo base (ossia del valore del bene stabilito in ctu)
4. la durata del nuovo mutuo potrà essere massimo di 30 anni.

Qualora il debitore non sia in grado di rinegoziare o rifinanziare personalmente il mutuo POTRRANNO INTERVENIRE PARENTI O AFFINI entro il terzo grado.

L'Amico del Consumatore resta a tua disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti e/o per visionare la tua situazione e/o per assisterti dall'apertura alla conclusione della procedura, o per ogni altro problema relativo al mutuo.

📧Scrivici info@amicoldeconsumatore.it

☎️chiamaci 331 94 60 534

oppure vieni a trovarci allo sportello “Amico” tutte le mattine dal MARTEDI’ al VENERDI’ dalle 9.30 alle 13.

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Notizia 31/01/2020

SCOPRIAMO ALCUNE DELLE TRAPPOLE PRESENTI NELLE OFFERTE COMMERCIALI “MULTISERVIZI” OPPURE DI “PASSAGGIO AL MERCATO LIBERO”






Consumatori ATTENZIONE! Non lasciatevi attrarre dalla proposta, seppur “apparentemente” allettante, di offerte commerciali multiservizi (energia, gas, telefonia) o dal passaggio al Mercato Libero enfatizzate da alcuni venditori.

Prima di tutto, vi ricordiamo che, salvo ulteriori proroghe, il Mercato Tutelato cesserà nel 2022: non abbiate fretta! Quindi leggete sempre bene ed attentamente le Condizioni Contrattuali.

Spulciate minuziosamente il contratto - è un vostro diritto farlo, prendetevi il tempo che vi serve - e andate a cercare quelle condizioni di cui spesso non siete messi al corrente, ma che, firmando il contratto, sottoscrivete ed ACCETTATE.

Di seguito riportiamo alcune delle condizioni più frequenti alle quali bisogna prestare attenzione:

- esistenza del vincolo di durata minima dell'offerta per poter usufruire dei benefici: può variare a seconda del fornitore, anche se solitamente è di un anno;
- esistenza di un conguaglio alla fine dell'anno contrattuale;
- perdita del bonus in caso di recesso anticipato, ovviamente per i contratti che prevedono un bonus iniziale;
- compensazione dei consumi solo nel periodo contrattuale;
- tariffe diverse per i consumi extrasoglia.

Tanti dei nostri associati hanno lamentato la scarsa chiarezza e le notevoli difficoltà riscontrate nell'utilizzo / lettura della movimentazione del conto energetico.

L'Amico del Consumatore è a disposizione degli associati per far luce … sulle tue bollette.

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Notizia 21/01/2020

Capitalizzazione trimestrale degli interessi, ora le banche tremano...


Ora è possibile richiedere tutti gli interessi debitori capitalizzati negli ultimi dieci anni, ma in pochi lo sanno...





Un po' in sordina è arrivata l'Ordinanza della Corte di Cassazione del 21 ottobre del 2019 che ha finalmente ha accolto il principio per cui LA CAPITALIZZAZIONE TRIMESTRALE DEGLI INTERESSI È PEGGIORATIVA.

Si apre così una voragine per il sistema bancario, che dal 2000, ha sostituito, senza alcuna pattuizione con i clienti, la capitalizzazione trimestrale degli interessi attivi e passivi come se questo comportasse un miglioramento per il cliente.

Ciò è avvenuto, chiarisce ora la Cassazione, in violazione della Delibera CICR 9/02/00, art. 7, secondo la quale le banche avrebbero dovuto (dal 2000) acquisire una accettazione scritta da parte del correntista in tutti i casi in cui le modificazioni contrattuali comportano un peggioramento per il correntista.

Per anni le banche hanno affermato che "la contabilizzazione trimestrale degli interessi a credito costituisce sempre e comunque un miglioramento e non un peggioramento delle condizioni contrattuali applicate alla clientela" senza tenere conto che la forbice tra interessi passivi (alti) e quelli attivi (pressoché nulli) arreca un enorme vantaggio alla banca, a discapito del cliente.

Oggi però si registra una SVOLTA EPOCALE per i consumatori: la Cassazione (Ord. 26779 del 21/10/19) riconosce il carattere peggiorativo dell'introduzione della pari periodicità trimestrale – e le conseguenze sono devastanti: non avendo le banche pattuito la capitalizzazione degli interessi (passivi) la relativa clausola è nulla.

In conclusione, tutti i clienti possono ora RICHIEDERE alla propria banca LA RESTITUZIONE degli INTERESSI PASSIVI capitalizzati trimestralmente negli ultimi dieci anni (termine della prescrizione).

Si tratta di una vera rivoluzione ed una grande opportunità sia di riscatto morale sia economica, perché le somme da recuperare possono essere anche molto elevate (soprattutto per i conti correnti affidati, privati o imprese).

Amico del Consumatore offre a tutti gli associati una guida operativa per recuperare gli interessi dichiarati nulli dalla Cassazione. Il tempo ...è denaro!


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Notizia 15/01/2020

RECESSO A MEZZO RACCOMANDATA …L’HAI SPEDITA IN TEMPO?






In questi giorni alcuni associati si sono rivolti a noi per avere chiarimenti in merito all’ESERCIZIO DI RECESSO A MEZZO RACCOMANDATA ed ai termini per non incorrere in spiacevoli conseguenze.

Quando il recesso da un contratto di abbonamento (ed esempio, per una utenza telefonico, oppure una pay tv, ecc.), oppure la disdetta dell’affitto, oppure una intimazione di pagamento per un debito o per una fattura insoluta, devono essere effettuati a mezzo raccomandata il dubbio più frequente è quello sulla tempestività della spedizione.
In questi casi, il mittente può dire di aver rispettato i termini solo nel momento in cui il postino tenta la consegna al destinatario, ossia QUANDO LA RACCOMANDATA ARRIVA ALL’INDIRIZZO DEL DESTINATARIO.

Facciamo qualche esempio.
Spesso le Compagnie telefoniche informano con lettera o con avviso in fattura che interverrà una modifica contrattuale con relativo aumento del prezzo e, contestualmente, comunicano al consumatore che ha il diritto di recedere dal contratto senza penali né costi di attivazione purché invii il recesso “entro 30 giorni” oppure entro altro termine specificato. In questo caso, affinché il recesso sia validamente esercitato, deve essere ricevuto dalla Compagnia telefonica entro e non oltre detto termine.
Analogamente, allorquando dobbiamo dare disdetta da un contratto di affitto entro 6 mesi dalla scadenza per evitare che il contratto si rinnovi, dobbiamo inviare la raccomandata tempestivamente affinché sia ricevuta dall’inquilino o dal proprietario, entro il termine anzidetto.
Eventuali disguidi o ritardi postali, purtroppo, ricadono sul mittente. Talché è necessario attivarsi in anticipo rispetto alla scadenza per evitare spiacevoli disguidi.

L'Amico del Consumatore è sempre a vostra disposizione per informarvi, tutelarvi, assistervi nel groviglio della quotidianità.

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Notizia 14/01/2020

Ma siamo pazzi ??? Bollette stratosferiche … ecco come difendersi.






Ebbene, molti consumatori ci contattano per questioni relative alla fatturazione energetica e acqua. Il tema ricorrente è l'opacità dei consumi, quantificati dal fornitore in modo criptico ma spesso inverosimile.

Cosa fare allora in tutti i casi in cui i consumi sono eccedenti o eccezionali? La risposta ci viene dalla Corte di Cassazione (ord. 6 marzo 2019, n. 6562) la quale anche di recente ha affermato che in tema di contratti di somministrazione (come quelli in esame) la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, sicché, in caso di contestazione, grava sul somministrante / fornitore l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante.

l'Associazione Amico del Consumatore consiglia quindi di contestare tutti i consumi sospetti e chiedere al fornitore di fornire la prova di avere effettivamente erogato il servizio e di averlo fatto nella misura corretta, eventualmente fornendo i dati dei consumi registrati dal distributore. In difetto di tale prova, la pretesa del fornitore/somministrante non potrà che essere disattesa.

Infatti, anche la Corte d’appello di Roma con la recente sentenza del 25 settembre 2019 n. 5931, ha ribadito che il gestore (in questo caso si trattava di gas) ha l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante e che quindi i consumi addebitati non erano erronei.

Se il gestore non fornisce tale precisa prova, non può vantare alcun credito nei confronti dal consumatore.

Se la bolletta è pazza, falli diventare pazzi …. chiedi le prove !

L'Amico del Consumatore è al tuo fianco contro i soprusi.

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